Volere la pace o essere pace?

Conosciamo la devastazione della violenza e della guerra. Eppure la pratichiamo ogni giorno.
Perché? Cosa rende la violenza affascinante?

Con la guerra in Siria, gli attacchi a Beirut e l’attentato di Parigi, abbiamo davanti agli occhi di nuovo le conseguenze drammatiche della violenza.
Nuovamente ci troviamo a un bivio e ad alcune domande. Come dobbiamo essere di fronte a questi fatti? Cosa ci ha condotto fin qui, cosa rende la violenza così affascinante anche se la conosciamo per le sue conseguenze tremende? Che presente e che futuro stiamo disegnando, con questo approccio?

Con grande rapidità vediamo formarsi e rafforzarsi due schieramenti opposti.
Ognuno dei due reputa di potere e dovere esercitare una “giusta violenza” che lo porterà a vincere e quindi poterà pace e benessere “ai giusti”. I non giusti vanno eliminati. Ognuno crede di appartenere alla “giusta tribù”.
È chiaro che questo non porterà nessuna pace a nessuno, né lo ha mai fatto in precedenza.

Volere la pace non è sufficiente. Occorre essere pace, diventare non-violenza. Questo richiede anzitutto avere pace in sé stessi e trasformare le nostre personali guerre interiori. Così disinneschiamo gli automatismi violenti che tutti abbiamo di fronte alle più varie provocazioni. Annaffiamo i semi di pace in noi, togliendo nutrimento a quelli di guerra. Ecco che possiamo, quindi, portare pace anche agli altri e diventare una società pacifica.

Pratichiamo ogni giorno l’osservazione, il respiro e l’amorevolezza consapevole. Così nasce la comprensione che spegne il fuoco della rabbia e la sete di vendetta.
Superiamo la dimenticanza per comprendere che non costruiremo alcuna reale pace se dividiamo ogni situazione in fazioni opposte. Nello schema “buoni e cattivi” noi siamo sempre e solo buoni e gli altri sono solo cattivi, responsabili, condannabili e quindi da eliminare.

Provare compassione non basta. Occorre saperla esprimere, per proteggere la vita in tutte le sue forme. Pratichiamo insieme ogni giorno, per imparare a farlo.

“Consapevole della sofferenza causata dalla distruzione della vita, mi impegno a coltivare la compassione e a imparare modi per proteggere la vita delle persone, degli animali, delle piante e dei minerali. Sono determinato o determinata a non uccidere, a non lasciare che altri uccidano e a non condonare nessun atto di uccisione nel mondo, nei miei pensieri e nel mio modo di vivere. (…)

In ognuno di noi c’è una certa quantità di violenza e una certa quantità di non violenza. (…) Se lavoriamo per la pace pieni di rabbia, non avremo mai successo. La pace non è un fine e non potrà mai realizzarsi attraverso mezzi non pacifici.”

(Primo addestramento alla Consapevolezza tratto da “Perché un futuro sia possibile” ed. Ubaldini)

“Shaman Fighters” è un video di Martin Carolo per il festival VOST.

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